Museo geopaleontologico

Il museo geopaleontologico

Nel 1987, durante un’escursione- in una nota località costiera del lericino, il compianto Ilario Sirigu allora dodicenne rinvenne alcune piste di impronte fossili impresse su una superficie rocciosa. L’importante scoperta fu subito confermata dalle Università di Roma e di Pisa.

Si trattava di orme fossili attribuite a dinosauri ed altri gruppi rettiliani risalenti a circa 220 milioni di anni fa. Fu ed è tutt’oggi l’evento paleontologico più importante riferibile al territorio spezzino.

Il museo nacque appunto a seguito di questa scoperta. Ma al di là del fatto contingente ci sono idee, materiali e soprattutto una lunga tradizione geo-paleontologica, che affonda le sue radici nel XIX secolo quando lo scienziato spezzino G. Cappellini, uno dei fondatori della geologia in Italia, proprio nei promontori dl Golfo avviava le sue ricerche.

Il percorso museale, sotto la direzione scientifica del Prof. Walter Landini dell’Università di Pisa si articola in varie aree tematiche.

il museo del castello di lerici torna a inizio pagina

Il cortile dei dinosauri

il cortile dei dinosauri

Nel cortile del castello sono ricostruiti tridimensionalmente quattro antichi ambienti con un'età che va da 270 a 190 milioni di anni fa. Si tratta di una selezione di giacimenti italiani che hanno restituito impronte fossili di rettili con particolare riguardo a quelli dove erano presenti i dinosauri. Camminando lungo il sentiero si incontrano quattro isole ordinate dalla più antica che si trova subito sulla sinistra fino alla più giovane che presenta i modelli più spettacolari. Tutti gli animali sono stati ricostruiti a grandezza naturale ad eccezione dei rincosauri dei Monti Pisani. I nomi si riferiscono ad animali conosciuti attraverso scheletri fossili che sono serviti come base per le ricostruzioni, scelti tra quelli che avrebbero potuto lasciare le impronte rinvenute nei vari giacimenti.


Val Gardena

In queste rocce depositatesi circa 270 milioni di anni fa in una antica pianura alluvionale costellata di piccoli laghi talvolta salmastri sono state rinvenute migliaia di impronte fossili che testimoniano il passaggio di varie specie di rettili ed anfibi. Nel diorama sono stati ricostruiti:

rettile
  • Pareiasaurus: era un grande rettile erbivoro quadrupede dal corpo tozzo che lasciava grandi impronte circolari lunghe anche più di trenta centimetri.
  • Lycaenops: era un rettile mammaliano delle dimensioni di un grande cane. Doveva essere un temibile predatore.
  • Rincosaurus: era un rettile di dubbia posizione sistematica con forma molto simile a quella delle attuali lucertole. Gli esemplari più grandi superavano il metro di lunghezza.

Dolomiti

Nella formazione della Dolomia Principale, affiorante in una vasta area dell'arco alpino e depositatasi in un antico ambiente di piana costiera periodicamente sommersa dalle maree, sono state rinvenute molte impronte di antichi rettili che danno un'idea della fauna presente in loco circa 230 milioni di anni fa. Sono stati ricostruiti:

    rettile
  • Stagonolepis: era un tecodonte erbivoro del gruppo degli aetosauri dotato di una robusta corazza.
  • Syntarsus: era un piccolo dinosauro carnivoro del gruppo dei ceratosauri bipede e molto agile.
  • Dilophosaurus: era un grande dinosauro carnivoro del gruppo dei ceratosauri, bipede e molto agile. Doveva essere un temibile predatore che dominava questo antico ambiente.

Monti Pisani

In vari tipi di rocce depositatesi in una antica piana costiera sempre più prossima al mare circa 230 milioni di anni fa sono state rinvenute un gran numero di impronte lasciate per lo più da piccoli rettili simili a lucertole. In questo antico ambiente erano presenti, seppur molto rari, anche Tecodonti e Dinosauri. Sono stati ricostruiti:

rettile
  • Laevisuchus: era un piccolo tecodonte carnivoro bipede o semibipede dall'aspetto prossimo a quello dei dinosauri. Superava di poco il metro di lunghezza.
  • Euparkeria: era un piccolo tecodonte carnivoro, appartenente al gruppo dei rauisuchidi quadrupede lungo circa 1,5 m.
  • Rincosaurus (tipo lacertoide): si tratta di piccoli rettili di forma simile a quella delle attuali lucertole. Questi esemplari sono stati ricostruiti al doppio della grandezza naturale per esigenze sceniche.

Rovereto

In varie località del Trentino nelle rocce denominate Calcari Grigi, depositatesi in un ambiente simile a quello descritto nello scenario precedente, sono state rinvenute migliaia di impronte di dinosauri risalenti a circa 190 milioni di anni fa. Sono ricostruiti:

dinosauro
  • Ceratosaurus: era un enorme dinosauro carnivoro appartenente al gruppo omonimo. Bipede e molto agile doveva essere un terribile predatore in grado di cacciare anche i più grandi erbivori a lui contemporanei..
  • Vulcanodon: era un grande dinosauro erbivoro quadrupede appartenente al gruppo dei Sauropodi. Doveva essere piuttosto lento e golfo e la sua unica difesa era data dalla enorme mole..
  • Scutellosaurus: era un piccolo dinosauro erbivoro bipede appartenente al gruppo degli ornitischi.
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Le orme triassiche spezzine

La scoperta di orme fossili attribuite a dinosauri e ad altri gruppi rettiliani, risalenti a circa 220 milioni di anni fa, rappresenta l'evento paleontologico più importante riferibile al territorio spezzino.
orme fossili Come introduzione alla storia del territorio vengono esposti i reperti originari di orme e il calco dell'intera superficie di strato, in grandezza naturale, nel quale sono riprodotte tutte le piste individuate. Lo scenario triassico spezzino é stato rappresentato in un diorama dove i principali tipi di rettiliani sono stati ricostruiti in grandezza naturale a partire dalle orme rinvenute nel giacimento. Attualmente si conoscono più di cento impronte distribuite su una mezza dozzina di superfici rocciose tutte appartenenti alla Formazione di Monte Marcello depositatasi circa 230 milioni di anni fa in una piana costiera brulla e piuttosto arida solcata da fiumi a carattere stagionale situata in prossimità della zona Tropicale. Sono state riconosciute le tracce del passaggio di almeno cinque tipi di animali differenti (tre dinosauri e due rettili tecodonti). I nomi indicano gli animali conosciuti attraverso reperti ossei a cui si è fatto riferimento per creare i modelli e sono stati scelti fra quelli che potrebbero aver lasciato un determinato tipo di impronta.


Sellosaurus

Era un piccolo dinosauro erbivoro appartenente al gruppo dei prosauropodi caratterizzato da un lungo collo e da una lunga coda. Lungo circa 2,5 metri aveva il piede con quattro dita dotate di lunghe unghie arrotondate.


Coelophysis

Era un piccolo dinosauro carnivoro appartenente al gruppo dei ceratosauri. Era bipede e molto agile. Lungo circa 1,5 metri aveva il piede,tridattilo con dita snelle munite di piccole unghie affilate.

orme fossili
Fabrosaurus

Era un piccolo dinosauro erbivoro appartenente al gruppo degli ornitischi. Era bipede, lungo circa 1,5 metri ed aveva un piede tridattilo con grosse dita molto tozze che terminavano con grandi unghie arrotondate.


Desmatosuchus

Era un grande Tecodonte erbivoro quadrupede appartenente al gruppo degli ateosauri. Lungo circa 2,5 metri era dotato di una robusta armatura che lo difendeva dagli attacchi dei predatori. Aveva mani e piedi con cinque dita.


Saurosuchus

Era un grande tecodonte carnivoro appartenente al gruppo dei rauisuchidi. Superando i 2 metri di lunghezza era il più terribile predatore presente alla Spezia. Aveva mani e piedi dotati di cinque dita terminanti con affilati artigli.

La val di magra: dai tapiri di Sarzana ai rinoceronti di Aulla

rinoceronti

Erano da poco emerse l’area spezzina e quella lunigianese che già, circa 5 milioni di anni fa nella piana di Sarzana scorazzavano tapiri, cinghiali, orsi e rinoceronti. Numerose ossa attribuite a questi animali sono state recuperate tra Sarzanello e Luni, nei banchi di lignite, assieme ad una ricca documentazione di foglie fossili. Un altro accumulo di ossa, più recente ma più consistente, raccolto in una lente fluviale in prossimità di Aulla (Olivola), svela invece lo scenario successivo di circa 1.5 milioni di anni fa. Sono scomparsi gli animali più primitivi di Sarzana ma, all’ombra delle Apuane, la valle sembra ancora il luogo prediletto per mammiferi d’altri tempi e d’altri luoghi. Boschi dove essenze tropicali si integrano con piante come il castagno, il carpino o il pino; faune dove pantere, antilopi e rinoceronti convivono con cani ed istrice. Insomma una piccola Arca di Noè.

Il Giacimento di Olivola

È da oltre 200 anni che le ossa fossili di Olivola sono state riesumate.Poi dall’800 sopralluoghi, scavi e….litigi hanno portato alla scoperta di un’ingente quantità di resti. Oggi si conosce una ventina di specie di mammiferi. Predominano gli erbivori di taglia medio-grande come rinoceronti, equidi, grosse antilopi, cervi e cinghiali.
Tra i predatori abbondanti alcuni grandi carnivori: grosse iene, canidi, leopardi e tigri a denti di sciabola.
Poco rappresentati gli animali di piccola statura: un mustelide, un gatto selvatico, un istrice.
Assenti roditori e insettivori.
Di un elefante, solo pochi resti.
Precisa e puntuale invece la ricostruzione della vegetazione dell’area grazie al ritrovamento di grande quantità di pollini.

La ricostruzione dell'antico scenario spezzino

museo Il mare era sceso di oltre 100 metri ed aveva scoperto la piana del Golfo. Orsi, iene, pantere, cervi ed altri vertebrati si erano diffusi nell’area spezzina e lunigianese.
Anche tra i vegetali varie essenze alpine erano scese in quest'area.
E il clima?
Estati più fresche consentivano la permanenza di piccoli ghiacciai nelle più alte vette appenniniche circostanti e sulle Apuane.
Niente clima polare dunque, dalle nostre parti durante una “Era Glaciale” ma uno scenario sicuramente suggestivo.

Il signore delle grotte

Nelle grotte dell'area spezzina e delle zone limitrofe, sono state riesumate ingenti quantità di ossa fossili, la maggior parte delle quali appartenenti all'Orso delle Caverne (ursus spellaeus). teschio
È questo il più grande degli orsi pleistocenici (oltre 2,20 metri di altezza). Compare nel corso della penultima glaciazione (Riss) e si estingue alla fine dell’ultima (Wurm) circa 10.000 anni fa. Si era diffuso in Europa, ma in Italia non scese oltre la parte centrale. Viveva sia in ambienti aperti che in grotte e ripari naturali, specie durante il letargo invernale.

I fossili registrano una elevata mortalità negli individui molto vecchi ed in quelli giovani, forse per problemi di sottoalimentazione. Frequenti sono i reperti con lesioni ossee, artriti, carie dentarie e reumatismi. Questo orso veniva cacciato, specie dall'uomo di Neandertal, anche per la sua pelliccia. La sua dieta era sostanzialmente vegetariana.

È ricco il vestiario pleistocenico spezzino.
uomo di neandertal Dalla grotta dei Colombi (Palmaria), ghiottone, arvicola delle nevi, marmotta, camoscio, stambecco, e vari uccelli, quali fagiano di monte, gufo, gallo cedrone e cigno.
Dalla Castellana, insetti diversi, cervo, capriolo, rinoceronte, cinghiale, arvicola, lepre, volpe, orso delle caverne e tasso.
Sul versante orientale del Golfo, da Santa Teresa alla Serra, ippopotamo, cervo, capriolo, lepre, un mustelide, orso delle caverne, lupo, iena, gatto selvatico e forse leone.
E ancora lui, l’Orso delle Caverne, dalle grotte di Pegazzano, Cassana, Maissana e Riccò del Golfo.

E venne l'uomo e scoprì la roccia

rocce e minerali

Dalla notte dei tempi le rocce ed i minerali rappresentano un'importante fonte economica per l'uomo. Circa 3500 anni fa gli antichi liguri sfruttavano per questo motivo le risorse estrattive della loro terra. Nella zona di Maissana è stato scoperto un antico insediamento la cui economia era quasi totalmente basta sull’estrazione e la lavorazione di due importanti rocce affioranti in loco. La prima è una roccia rossa di età giurassica interamente composta di silice. Data la sua grande durezza ed il fatto che si scheggia lungo superfici concave la rende molto utile per la produzione di manufatti in pietra. Veniva utilizzata per la produzione di punte di freccia, coltelli ed altri utensili. A Maissana sono ancora visibili i segni di questa antica attività estrattiva. L'altra roccia sfruttata dagli antichi abitanti della zona era l'ofiolite, nome sotto il quale si raggruppano vari tipi di rocce magmatiche depositatesi in un antico oceano durante la prima parte del Giurassico. L'uomo preistorico cercava in queste pietre un minerale detto steatite dall'aspetto lucido e molto tenero. Serviva a produrre oggetti ornamentali come grani di collana o piccoli amuleti. Tutti questi prodotti erano oggetto di intensi commerci con le altre popolazioni della zona. Nella Pianaccia di Suvero presso Molino Rotato (Rocchetta Vara) è stata rinvenuta una vera e propria officina antica di almeno 3.000 anni dove la steatite grezza veniva trasformata in oggetti ornamentali mediante un processo di lavorazione in serie.

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Collezione Tanfi Santoli

collezione tanfi santoli

Il percorso espositivo del Museo si completa con la presentazione di significativi fossili di piante ed insetti, che illustrano importanti fasi della colonizzazione delle terre emerse. Dalle antiche foreste del Carbonifero alla nascita dei fiori in piena era dei dinosauri, fino alla messa in posto della flora moderna. collezione tanfi santoli Particolare enfasi viene posta sulle resine fossili, ambre e copali, per l’importanza che hanno assunto fin dall’antichità nella storia dell’uomo. L’esposizione chiude con caratteristici reperti fossili di anfibi e rettili acquatici, semiacquatici e terrestri. L’evoluzione del territorio spezzino trova il suo naturale complemento in quella del mare che lo bagna: il Mediterraneo, di recente formazione ma con una storia geologica tormentata. L’esposizione di splendidi fossili di Trilobiti, Echinodermi, Ammoniti, Belemniti, Brachiopodi, Pesci, Coralli, Crostacei ed altri gruppi di organismi marini, provenienti dai principali giacimenti fossiliferi mondiali, permette di illustrare le principali tappe che dall’oceano primordiale, attraverso il grande oceano tropicale della Tetide, hanno portato all’origine del Mare Nostrum.

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La rete museale Pangea

la rete pangea

PANGEA nasce dall'intuizione dei responsabili del Museo di Storia Naturale e del Territorio dell'Università di Pisa, del Museo Geopaleontologico del Castello di Lerici (SP) e del Museo Civico di Rovereto (TN) che, dal 2001, avendo avevano avviato una collaborazione per attività di ricerca paleontologica internazionale. A questi si aggiunge nel 2004 il neonato Museo dei Fossili e delle Ambre di S. Valentino in Abruzzo Citeriore (PE).

L'efficacia delle azioni proposte, derivate dall'operare in partenariato, ha spinto i quattro Musei a elaborare un’ipotesi di strutturazione permanente delle attività che ha portato, nel mese di Aprile 2005, alla nascita della Rete Muesale di Musei Naturalistici Italiani "PANGEA".

È dal Novembre 2007 l'adesione alle attività della Rete PANGEA del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino. Il corpus delle iniziative e dei progetti realizzati, o in corso di sviluppo, può essere così sintetizzato: spedizioni paleontologiche internazionali, formazioni di tecnici, diffusione della cultura scientifica, sperimentazione ed applicazione di tecnologie innovative nella ricerca, mostre ed eventi.

la rete pangea
Spazio Patagonia
la rete pangea

Tra il 2005 e il 2006 Pangea rinvenne in Patagonia del Nord (Argentina) il più importante cimitero di titanosauri al mondo definito dalla stampa internazionale "la Pompei dei Dinosauri". A seguito di questa importantissima scoperta scientifica è stato allestito un nuovo spazio espositivo dedicato al ritrovamento. Le vetrine con i calchi dei primi reperti e con gli attrezzi del paleontologo si abbinano al diorama della ricostruzione del sito di scavo, il tutto accompagnato da chiari pannelli esplicativi sulla storia della scoperta, sulla morfologia del luogo e sul tipo di animali rinvenuti.

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La rete Pangea

Pangea nasce dall’intuizione dei responsabili di alcuni Musei, Museo di Storia Naturale e del Territorio dell’Università di Pisa, Museo Geopaleontologico del Castello di Lerici (SP), Museo Civico di Rovereto (TN) che, dal 2001, avevano avviato una collaborazione ...

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